venerdì 8 settembre 2017

Astronave sui cieli di Palermo?

Stamattina Palermo si è svegliata sotto una enorme astronave. Saranno gli alieni o le avvisaglie del primo temporale autunnale?


Leo Sinzi/ZS 




Foto e didascalie di Leo Sinzi (zio-silen)



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martedì 1 agosto 2017

Country karaoke ad Altavilla


I nuovi barbari, con l'avvento dell'estate, escono dal letargo degli animaloidi, rimuovono polvere e ragnatele dai loro strumenti di tortura, lasciano le invernali caverne e mafioseggiano per spiagge e campagne.

Le loro origini sono ben note: le contrade palermitane, nel lontano 445 d. C., vennero invase dai loro proavi (ben più civili degli epigoni) che, per circa 90 anni, ne fecero  luogo di scempio e rovina. Per lunghi secoli - dopo essere stati cacciati a "cargagnàti" - i loro geni rimasero in sonno, fino a quando gli effluvi  della "munnizza" sparpagliata lungo le arterie costiere,  superata la soglia dell'umana tolleranza, hanno innescato l'oscuro  processo che (ahinoi!!)  ha portato al loro risveglio.

Le orde, rinvigorite dalle ombre della sera, annunciano la loro terrificante presenza lanciando il grido di guerra: "prova... prova... prova... alza i bassi, equalizza gli acuti".  Il capo branco, con sadica efficienza, spia gli inermi "cristiani" che si apprestano al meritato riposo: poche ore di ristoro sottratte ad intere giornate di duro lavoro. Al chiudersi dell'ultima tapparella, un "jocu ri focu" di cacofonie - che solo gli acefali possono spacciare per canzoni - vengono sparati nell'aere ad investire una superficie di svariati chilometri quadrati e rovesciati sugli increduli malcapitati con effetto supplizievole. Un repertorio che spazia dai neomelodici alle canzoncine per bambini, passando per il pop rock anni '60 in salsa italica, viene proposto, in versione osteria, da energumeni (spesso brilli) privi di  pudore, dignità e senso civico che, arraffato il microfono, straziano le orecchie dei seviziati villeggianti con asinine emissioni sonore, lupeschi ululati, scatarranti gorgoglii e gutturali mugugni. I "mischini" che azzardano qualche protesta - illudendosi che ancora la libertà personale finisca dove comincia quella altrui - vengono sommersi da grugniti in fà maggiore che li disperdono malconci, inducendoli a rifugiarsi in novelle catacombe ove poter svolgere clandestinamente e in pace il meraviglioso esercizio del silenzio.

Il Parlamento di recente ha approvato una legge contro la tortura che contempla pene fino a dodici anni di reclusione... prevediamo enormi retate di karaoketari.


Alle Vittime dei barbari del karaoke dedico questi versi, dai radi richiami ottocenteschi, che alludono all'immutabilità della barbarie nel tempo:

Country karaoke

Tenebre in pena sorgono dai lampi
del tramonto. Freddo ai lamenti l'empio
alza il sipario al mondo. Sprezza il Silenzio
i Sogni. Nel sabba si confonde.

L'orda selvaggia s'agita
al suono dei tamburi
raglia - alla voce, ronda -
ulula in controdanza.

L'aria di sdegno vibra, trema
l'ulivo e l'olmo. Lascia il nido l'allodola
l'ala distende attonita.

Nere vampire scrutano anime ignave, perse.
Miasmi le menti annebbiano, viscere
son riverse. Baccanti di Dionisio
- civette per precetto - ballano
scinte: al dio offrono fianchi e petto.

Stretta la mano all'oro, il reprobo
s'intana, scaracchia, stona in coro
(bella canea di pari!) il suo peana.

L'insonne invoca il cielo: "un segno..." se ne duole.
S'affaccia solo il sole. Sarà messo di pace?

Nell'alba stralunata la frotta ancora
canta, sguazza nel brago (o stia?) s'ammuta...
poi ricanta.






Cuntu e versi di Leo Sinzi (zio-silen)

martedì 25 luglio 2017

Ogi leggiamo Giorgio Caproni: "Il carro di vetro"


Il carro di vetro

Il sole della mattina,
in me, che acuta spina.
Al carro tutto di vetro
perché anch'io andavo dietro?

Portavano via Annina
(nel sole) quella mattina.
Erano quattro cavalli
(neri) senza sonagli.

Annina con me a Palermo
di notte era morta, e d'inverno.
Fuori c'era il temporale.
Poi cominciò ad albeggiare.

Dalla caserma vicina
allora, anche quella mattina,
perché si mise a suonare
la sveglia militare?

Era la prima mattina
del suo non potersi destare.



Giorgio Caproni




Foto di Leo Sinzi (zio-silen)

giovedì 29 giugno 2017

Immagini dall'Abbazia di San Martino delle Scale

Immagini dall'abbazia benedettina - sulle colline di Palermo - che accoglie la conosciutissima Chiesa di San Martino delle Scale.





 








 


 









 


















Foto di Leo Sinzi



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giovedì 22 giugno 2017

Oggi leggiamo Giorgio Caproni: "Versicoli quasi ecologici"


Versicoli quasi ecologici

Non uccidete il mare,
la libellula, il vento.
Non soffocate il lamento
(il canto!) del lamantino.
Il galagone, il pino:
anche di questo è fatto
l’uomo. E chi per profitto vile
fulmina un pesce, un fiume,
non fatelo cavaliere
del lavoro. L’amore
finisce dove finisce l’erba
e l’acqua muore. Dove
sparendo la foresta
e l’aria verde, chi resta
sospira nel sempre più vasto
paese guasto: «Come
potrebbe tornare a essere bella,
scomparso l’uomo, la terra».

Giorgio Caproni

(Dalla raccolta Res Amissa - 1991)



 Foto di Leo Sinzi (zio-silen)



sabato 3 giugno 2017

Oggi leggiamo Bufalino: "L'amaro miele"



L'amaro miele

Quando c'è festa nei miei paesi
vengono da lontano i venditori,
mangiaspade, mangiafuoco,
con mani immense e scamiciate alzano
sui bambini la tromba del diluvio,
dormono a notte nei fondachi scuri,
se ne vanno un mattino sotto la pioggia.
Io non ho fiere piú da visitare,
e piú m'attempo piú voglio morire.

Gesualdo Bufalino


Poesia tratta da "L'Amaro Miele"
(Ed. Einaudi - Anno 1982)

martedì 23 maggio 2017

Grotta della Madonna dell'Acquasanta


Un venerdì d'aprile dell'A.D. 2014, mattina.

Approfitto dell'encomiabile iniziativa del Comune denominata "Palermo apre le porte - La scuola adotta la città" per tentare di visitare un luogo solitamente poco frequentato e forse sconosciuto ai più. Così mi incammino verso la borgata dell'Acquasanta nella speranza di porre piede all'interno della Grotta sulle cui pareti, a decorrere dal 1022, fu possibile ammirare la sacra immagine della Madonna delle Grazie, della quale narrarono, tra gli altri, il Mongitore ed il Villabianca.
In loco, giovani e gentili ciceroni  dell' I. S. Duca degli Abbruzzi - Libero Grassi, posizionati nei pressi di uno slargo chiuso da muretto e inferriata, mi rendono edotto della storia di quella cavità naturale a pochi metri dal mare, informandomi al contempo del divieto di accesso in quanto proprietà privata.
Apprendo che già all'epoca dell'occupazione araba di Palermo (831-1072) in quella grotta sgorgava acqua  ritenuta miracolosa da coloro che godettero dei suoi benefici effetti, e non solo. Miracoli attribuiti dai fedeli al volere della Vergine lì visibile in icona.
Da quell'acqua-santa, preziosa per i credenti, prese nome la contrada.
Per ringraziare la Santa Madre dei suoi celesti interventi, tra il XIV ed il XV secolo in quelle viscere di roccia venne realizzata una chiesa composta dall'aula, dalla sacrestia e dal battistero con fonte battesimale scavato nel granito. Nei locali rimangono i resti di due dei quattro altari, un tratto di pavimentazione maiolicata e qualche residuo di affresco ai margini inferiori della volta (lato destro) e nell'imbotte di un arco. 
Le terre del Feudo Barca, con la grotta, agli inizi del '400 entrarono nelle disponibilità del Monastero di San Martino delle Scale quale lascito testamentario della pia Luisa Calvello Cesarea. I Benedettini nel 1774 cedettero il luogo sacro ed i terreni contigui al facoltoso aristocratico Mariano Lanterna (lontano parente di quel Bernardo Lanterna eremita e custode della Chiesetta-grotta dell'Acquasanta) che vi realizzò la sua dimora estiva (Villa Lanterna).
Nel 1871 i proprietari vendettero il complesso ai Fratelli Pandolfo, religiosi di grande talento commerciale, che sfruttarono le acque minerali (le cui proprietà terapeutiche, a detta degli esperti, ricordavano quelle delle Terme di Montecatini) realizzando una fabbrica per l'imbottigliamento del prezioso liquido sorgivo ed uno stabilimento per i bagni termali. La struttura vantava avveneristici servizi quali vasche, calde e fredde, e docce.
Oggi quelle acque si perdono nel porticciolo della borgata marinara.


Un sabato di Maggio dell'A.D. 2017.

Torno in quel porticciolo dopo tre anni, in un tiepido mattino primaverile. Il cielo terso illumina il breve tragitto che da Villa Lanterna, attraverso il Cortile "Bagni Minerali" ed un andito che  s'incunea nelle viscere dell'ex Stabilimento Pandolfo, conduce all'ingresso della grotta. La chiesetta - in concomitanza con una mostra di arti visive allestita presso la vicina Villa Lanterna - viene aperta al pubblico per gentile concessione dell'attuale proprietario. Il gruppetto di entusiasti visitatori è guidato dal Dott. Arrigo Amato, fondatore dell'U.C.A.I. (Unione Cattolica Artisti Italiani) che illustra lo storico sito con dovizia di particolari.


La cavità rocciosa si trova al livello del mare, alla base di un residence recentemente ristrutturato. Nei pressi dell'ingresso, una botola vetrata consente di scorgere l'acqua dell'antica sorgente miracolosa che defluisce verso il bacino.




Nella lapide commemorativa posta all'esterno della grotta si legge: "DA PIU' SECOLI IL CULTO DELLA MADONNA DELLE GRAZIE DIPINTA IN QUESTA GROTTA DONDE SI ATTINGONO LE ACQUE BENEFICHE FECE DARE ALLA CONTRADA IL NOME DI ACQUA SANTA CONSERVANDO LA TRADIZIONE E L'USO DI CURARE CON QUESTE ACQUE DIVERSI MALORI E AVERNE GUARIGIONE. PIU' TARDI LA SCIENZA MEDICA SPERIMENTANDONE LA UTILITA' NE HA PRESCRITTO L'USO RAZIONALE PER BAGNI, DOCCIE E BEVANDE. I FRATELLI SACERDOTI PANDOLFO FONDARONO NEL 1871 ATTORNO A QUESTA GROTTA LO STABILIMENTO BALNEARE ADATTO ALLE COMODITA' DELLE CURE. CONSIGLIERE E PROTETTORE DEI FONDATORI SIMONE CORLEO".


Le foto sopra mostrano i due ingressi della grotta.


Uno degli ingressi del luogo di culto visto dalla terrazza di Villa Lanterna. In alto si staglia l'imponente mole dell'ottocentesca Villa Igea, edificio in stile liberty in cui viene esaltato l'estro dell'Arch. Ernesto Basile. In basso è il molo nel quale, un tempo lontano, attraccarono le navi puniche per trovare riparo dalle tempeste, per insediarsi nel territorio circostante e per fare di quell'anfratto un tempio dedicato al dio Baal.


 








L'altare maggiore (settecentesco) è l'unico sopravvissuto dei quattro originari. Tracce di un secondo altare si possono scorgere sotto la nicchia ricavata nella parete alle spalle del simulacro di Santa Rosalia. 


Sopra l'altare maggiore è collocata la pala recante una Madonna con Bambino che, nelle intenzioni dell'artista, rimanda all'mmagine della Madonna delle Grazie venerata dai pescatori del posto già al tempo della dominazione araba. L'opera - donata dal socio fondatore dell'U.C.A.I., Arrigo Amato - è stata realizzata dalla pittrice romana Bernadette Ferrari.

Quanti, nel presbiterio, si ponessero con le spalle addossate all'altare maggiore potrebbero osservare  una originale galleria quadrangolare realizzata al culmine della cupoletta naturale che sovrasta l'altare stesso. Pare servisse all'eremita per assistere in solitudine alle funzioni religiose. 
La foto a destra mostra, invece, uno degli anfratti laterali.



Alla destra dell'ingresso sono una panca in muratura e una piccola acquasantiera probabilmente sfuggita alla furia devastatrice di ladri e vandali che, nei secoli, hanno spogliato la chiesetta di arredi, dipinti, maioliche e quant'altro potesse avere un valore commerciale.

Tracce di decori realizzati a fresco permangono sulla volta (nonostante l'umidità) e nell'imbotte di un arco.


Una lampada portatile illumina il fonte battesimale ricavato nella roccia.


Visitatori percorrono i passaggi verso la sacrestia ed il battistero.


Una nicchia presenta un foro a forma di cuore. Nella foto a destra è visibile la polla d'acqua che, di recente, è tornata a bagnare le maioliche ai margini del presbiterio.


Lo speco principale visto dal presbiterio.



 VILLA LANTERNA
 
Quanti, percorrendo Via Ammiraglio Rizzo, arrivano all'Acquasanta si trovano innanzi le gradevoli linee recaille della dimora estiva che il Barone Lanterna si regalò a partire dal 1774.





La villa - articolata su due livelli - è preceduta da una monumentale scala a rampe contrapposte, corredata di armoniosa balaustra in arenaria.

La Cappella riccamente affrescata.






Tra i dipinti parietali si distinguono l'immagine della Santa Vergine ed il simbolo mariano.

Colonnine decorative con capitelli ionici.







Originali affreschi parietali si estendono - in continuità di motivo - al soffitto.


Un portale dalle linee rococò giace seminascosto alle spalle dello scalone.


 STABILIMENTO DI BAGNI MINERALI PANDOLFO
 
Oggi, ciò che resta dello Stabilimento di Bagni Minerali Pandolfo fa parte di un complesso residenziale.


La lapide commemorativa posta all'ingresso dello stabilimento ricorda che quelle acque minerali per la loro accertata azione terapeutica furono premiate, il 7 Giugno 1892, in occasione dell'Esposizione nazionale di Palermo.


NAVE DI PIETRA - CHIESA DELLA MADONNA DELLA LETTERA - CIMITERO INGLESE


La Nave di pietra si trova sul porticciolo dell'Acquasanta, a pochi passi dalla sacra grotta. Vicinissimi, e  sicuramente meritevoli di una visita, sono anche la Chiesa della Madonna della lettera ed il monumentale  Cimitero inglese.




Foto e didascalie di Leo Sinzi (zio-silen)

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